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La vita dei procuratori al tempo del coronavirus raccontata da Alessandro Orlandi

Il fondatore di Studio Assist & Partners: “Dalla questione stipendi dei calciatori, alla loro gestione in questo momento storico, siamo al lavoro su tanti fronti”

Il coronavirus sta cambiando la vita dei giocatori, dei club, dei tifosi, ma anche degli agenti che, in questo periodo, hanno visto letteralmente stravolta la loro attività. Ma l’imperativo, nonostante tutto, è andare avanti. Sul tema abbiamo sentito Alessandro Orlandi, fondatore di Studio Assist & Partners.

Alessandro Orlandi, partiamo proprio da qui: come si svolge il lavoro di un agente si tempi del coronavirus?
Sicuramente ci troviamo di fronte ad uno scenario insolito. Parlo personalmente ma anche come team di lavoro, nella nostra operatività i km e i contatti umani con atleti e società sportive erano all’ordine del giorno, quindi l’attualità è sicuramente un pó traumatica. Ma come dico sempre, si fermano semplicemente le nostre automobili e i nostri viaggi, ma continuiamo a lavorare costantemente sui nostri clienti e con le società di calcio anche in questo periodo. Sfruttiamo il momento per ricaricare le batterie, aggiornarci e sfornare nuove idee“.

Quando pensa che si possa tornare a una situazione di normalità?
“Mi auguro il prima possibile ovviamente e cerco di ragionarla in maniera ottimistica, anche se la realtà non è purtroppo delle migliori. Se parliamo di normalità nella vita quotidiana, nei rapporti umani e nei viaggi temo si dovrà parlare del nuovo anno; se parliamo di calcio giocato, credo e spero da agosto in poi”.

Calciatori, club, stipendi da decurtare o meno: lei come la vede?
“Ognuno ha le proprie ragioni chiaramente. L’ottica societaria di provare a risparmiare è comprensibile, ci sono presidenti con le loro attività primarie in grave difficoltà e la ripercussione naturale è purtroppo sugli investimenti nella società di calcio. D’altro canto, sono capibili i calciatori, che sono lavoratori dipendenti e vivono di questo. Sicuramente in Serie A, l’esempio della Juventus è degno di nota e servirà come esempio a tutte le altre. Mentre in Serie C uno stipendio non pagato o estremamente decurtato può fare la differenza nella sostenibilità personale e familiare di un’atleta. L’auspicio è che le istituzioni possano concretamente intervenire, con misure e agevolazioni a sostegno di tutte le categorie colpite. Quindi anche nel mondo del calcio e dello sport”.

Il presidente Gravina ha lanciato l’allarme: se non si torna a giocare la vita di molti club è a rischio: è d’accordo?
“È la cruda realtà. Come dicevo prima, se mancano i ricavi aziendale per gli imprenditori che investono nel calcio, la diretta conseguenza è dover chiudere i rubinetti con le società di calcio di proprietà. Tutti citano sempre club e calciatori, ma in questa situazione andranno in difficoltà anche gli addetti ai lavori, come staff tecnici e figure societarie non in primo piano, ma anche gli agenti che vengono colpiti direttamente da questo stop prolungato e dalla crisi delle società”.

Sulle pagine social dello Studio abbiamo visto i video di molti atleti durante gli allenamenti casalinghi. Un bel modo per stare in forma col fisico e sul pezzo con la mente.
“Con la nostra area comunicazione ci è sembrato il minimo mobilitarci sin dai primi giorni con due iniziative: #iorestoacasa e #allenaticonme. Stiamo coinvolgendo da tre settimane i nostri atleti, giovani e più esperti, in video che vogliono sensibilizzare ulteriormente le persone a stare a casa. La cassa di risonanza e il seguito di calciatori e calciatrici è davvero vasto e qualsiasi messaggio veicolato tramite le loro figure puó avere un impatto importante. Non c’è solo il campo di gioco e in queste situazioni è bene che gli atleti non mettano la testa sotto la sabbia ma si mobilitino per aiutare il prossimo. Ovviamente un pensiero costante va a tutti gli operatori ospedalieri e medici, ma anche a tutti i lavoratori correlati che stanno lottando concretamente sul campo per farci uscire da questo terribile periodo”.

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