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Carlos Augusto: “Theo Hernandez è un modello. Tra due anni mi vedo in Nazionale”

L’esterno brasiliano del Monza si è raccontato in vista della gara contro il Milan in programma domani pomeriggio

San Siro è la prima cosa che ha visto a Milano: «Era il 5 settembre 2020, ero arrivato in aereo poco prima e mi portarono subito lì perché la sera si giocava l’amichevole fra Milan e Monza: che emozioni, che stadio». Carlos Augusto, esterno sinistro brasiliano di 23 anni originario di Campinas, stato di San Paolo, è uno dei migliori giocatori della squadra brianzola di Raffaele Palladino. È stato fra i protagonisti della promozione e anche in Serie A si sta facendo notare. Domani per lui sarà il debutto al Meazza contro il terzino sinistro più forte del campionato, Theo Hernandez. Scrive Tuttosport.

Carlos, è pronto per San Siro?
«È difficile dire quello che proverò, non trovo molte parole. Noi calciatori viviamo per giocare partite così in stadi del genere. Sarà bellissimo, speriamo di fare bene, ho lavorato molto in questa settimana per presentarmi al meglio (non è stato convocato per la gara di mercoledì in Coppa Italia a Udine, ndr)».

San Siro per i brasiliani ha un significato particolare?
«È mitico, incredibile. Quando in Brasile giocavo alla Playstation, a volte usavo il Milan, ma come stadio, qualsiasi squadra scegliessi, prendevo San Siro».

Milan e Brasile, un connubio storico.
«Da piccolino se in tv davano una partita della Serie A con il Milan, la guardavo sempre perché c’erano tanti giocatori della Seleçao. Però non direi che il Milan fosse la mia squadra del cuore in Europa, non ne avevo una, mi piaceva seguire le gare più importanti, quelle della Champions, un torneo che prima o poi vorrei giocare».

Quando arrivò a Monza, Galliani la paragonò a Serginho.
«Io sono nato nel 1999, l’anno in cui Serginho è arrivato al Milan, quindi non l’ho visto giocare, anche se ho recuperato dei video su YouTube. Forse in qualcosa ci assomigliamo, ma lui era molto più offensivo e veloce, era un grande giocatore ed è stato un piacere che Galliani mi abbia paragonato a lui».

Per un brasiliano che gioca terzino sinistro non è difficile trovare modelli a cui ispirarsi…
«Ovviamente il mio idolo era Marcelo, senza dubbio il miglior giocatore nel mio ruolo. Ha fatto la storia nel Real Madrid. E poi mi piaceva anche Filipe Luis quando era nell’Atletico Madrid».

E Theo Hernandez?
«È un modello, per me è il terzino sinistro più forte in Serie A, anzi in Europa. Io lo seguo molto, lo guardo con attenzione per cercare di imparare sempre qualcosa di nuovo, sarà un piacere affrontarlo».

Tornando a Theo Hernandez: il francese spinge molto, segna e serve assist. Lei in 80 partite col Monza ha realizzato 7 gol e fornito 6 assist. Pensa di dover fare di più considerando le sue qualità tecniche e il buon tiro di sinistro?
«Tutti guardano i numeri, quanti gol segni o quanti assist servi e sicuramente posso fare di più, ma io penso di dover migliorare costantemente in tutto, soprattutto nelle decisioni che devo saper prendere negli ultimi 25 metri».

A proposito di mancini con un tiro niente male. Lei è stato soprannominato “Imperatore” dai tifosi del Monza. Sa che in zona qualche anno fa ce n’era un altro?
«Ah beh, Adriano. Lui era davvero forte e aveva un tiro devastante. Comunque il nomignolo mi piace molto, dà un segno di grandezza. Poi sono stato a Roma, mi hanno detto che il mio nome è importante lì: che città meravigliosa».

Ma è vero che da piccolino in Brasile la chiamavano “Gamba di legno”?
«Sì, i miei amici».

Simpatici.
«Guardi, quando ho iniziato a giocare, a 6-7 anni, ero davvero scarso (ride, ndr). Però oggi quegli stessi compagni che mi chiamavano “Gamba di legno”, quando li incontro in Brasile mi dicono: “Da bambino eri il più scarso, oggi sei l’unico arrivato in alto”. Io all’epoca avevo convinto mio papà a mandarmi a una scuola calcio solo per imparare a giocare meglio ed evitare le prese in giro. Non volevo diventare un giocatore professionista, volevo solo essere più bravo nelle partitelle al campetto con gli amici. Io non sono nato con un grande talento, però con il lavoro e l’impegno ho raggiunto determinati traguardi».

Era già terzino?
«Fino a 15 anni ho giocato come esterno offensivo. Poi un allenatore nelle giovanili del Corinthians ha pensato che potessi fare meglio da terzino. Ha visto bene lui, perché da ala non sarei arrivato fin qui».

Ormai è tardi per il Mondiale in Qatar, però lei ha appena 23 anni, ha il tempo dalla sua.
«Infatti voglio esserci al Mondiale 2026, è un mio obiettivo».

Dove si vede fra due anni?
«In Nazionale e impegnato in una coppa europea, questi sono i miei sogni a breve termine».

Senta, ma per un giocatore com’è lavorare con un dirigente come Adriano Galliani?
«La sua passione la si respira ogni volta che ci viene a trovare. Ci aiuta tanto, d’altra parte ha fatto la storia del calcio in Italia, ma è molto conosciuto anche in Brasile».

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