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Gli italiani biancorossi di Galliani: e non ha ancora finito

L’ad biancorosso sta costruendo una rosa composta soprattutto da calciatori italiani: e il mercato è ancora lungo

E poi… e poi c’è Galliani, il dirigente illuminato (non è una battuta) che costruì i trionfi del Milan anche se non soprattutto (mai dimenticare il fantastico blocco difensivo nostrano) con Gullit e Van Basten, Rijkaard e Weah, Papin e Desailly, Boban e Kakà, Ibra e Savicevic, Sheva e Thiago Silva. Scrive il Corriere dello Sport.

Dopo il purgatorio delle minori, per salvare il primo Monza in A della storia, e possibilmente arrivare decimo, lo stesso Galliani ha preso due Ranocchia con una fava, Cragno, Carboni, Sensi, Pessina, Birindelli, Sorrentino, Caprari e sta per acquistare Petagna. Naturalmente non ha ancora finito.

Il Nostro ha investito energie e ambizioni sull’italiano puro e poco importa se quasi tutti i nuovi sono assistiti da Beppe Riso, l’agente che egli stesso ha creato e che ha imparato in fretta e bene il mestiere. Galliani si è inoltre inventato l’obbligo (diffuso) di riscatto solo in caso di salvezza (con gli stranieri sarebbe stato complicato) perché non ha intenzione di affrontare l’eventuale B (toccatina) con un insostenibile carico di giocatori e stipendi.

Sembra di tornare ai tempi del primo Berlusconi quando il Cavaliere – prima di essere invaso dagli olandesi – sentenziò che avrebbe costruito un Milan italiano per avere una Nazionale rossonera. Troppi e troppo alti economicamente erano gli interessi del club perché potesse essere italianizzato. Importanti ma diversi, più sentimentali e patriottici (in senso strettamente brianzolo) quelli del Monza.

Come sempre, Galliani potrebbe indicare con i fatti – e non solo a parole – al calcio italiano la via giusta per riprendersi dal collasso qatariota. In fondo nulla è più universale di ciò che sembra locale.

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