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Tuttosport: Berlusconi e Malagò, la strana coppia sul fronte del No alla Serie A

Il quotidiano di Torino riprende le parole del presidente del Monza in merito alla ripresa del massimo campionato di calcio italiano

Nel mondo globale tutti possono parlare, ma le parole hanno un peso diverso a seconda, in primis, da chi vengono pronunciate e in seconda battuta in quale contesto prendono forma. Scrive Tuttosport. Secondo il quotidiano c’è da stupirsi di fronte alle frasi di Berlusconi e Malagò che sembrano tradire un sentimento misto di malcelata indifferenza e velato disappunto rispetto al fatto che il calcio, o meglio la Serie A.

Ma veniamo ai fatti, e quindi alle ultime dichiarazioni di Silvio Berlusconi e Giovanni Malagò. Mercoledì notte, “Porta a Porta”: all’ex presidente del Milan, Silvio Berlusconi, attuale proprietario del Monza, capolista del girone A della Serie C, viene chiesto un parere sull’opportunità di far ripartire la massima divisione. Queste le sue riflessioni: “Il calcio è una passione importante per gli italiani, ma anche un’attività economica che muove capitali e dà lavoro a tante persone, non solo ai giocatori, ma adesso mi sento di dire che il calcio non è un’urgenza. Ci sono molte attività più indispensabili del calcio che sono ferme. In ogni caso, non credo che riprendere il campionato giocando a porte chiuse sia una soluzione poiché questo tipo di partite sono tristi e falsate. Comunque sia, anche questo tipo di partite comportano contatti fisici ravvicinati fra i giocatori, contrasti, scontri di gioco e non credo sia compatibile con le norme sanitarie. Quindi, meglio se ne riparliamo dopo l’estate“.

L’unico contatto, poiché dal punto di vista sentimentale era, è e resterà tifoso milanista, fra Berlusconi e il calcio è al momento il Monza, essendone la Fininvest proprietaria con il fratello Paolo alla presidenza del club brianzolo. E, se verrà approvata il 4 maggio dall’assemblea di Lega Pro la proposta di stoppare la Serie C, i biancorossi verrebbero promossi sulla carta in B, in quanto primi, qualora la richiesta venisse recepita dal Consiglio Federale.

Poi c’è il presidente del Coni, che negli ultimi giorni si è prodotto in affermazioni in cui è palese il suo disagio nel prendere atto che il calcio si sia mosso in maniera autonoma provando a ottenere dal Governo, attraverso il confronto con il ministro dello sport Spadafora, la possibilità di ripartire con celerità e urgenza almeno la Serie A. Autorizzando quindi prima gli allenamenti e poi le partite, ovviamente a porte chiuse.

A domanda di Paolo Liguori, Malagò ha detto: “Qualche giorno fa, come Coni abbiamo ricevuto una lettera dal governo in cui veniva chiesto quali erano le esigenze del mondo dello sport. Ci siamo così interfacciati con le 130 mila associazioni sportive che abbracciano 12 milioni di praticanti per 44 federazioni ed enti di promozione sportiva. Ora, in attesa delle ultime risposte, mancano una quindicina di interventi su circa 80 interlocutori, stiamo centrifugando tutta questa massa di riflessioni. Entro il 4 si avranno le risposte su come e quando riprendere l’attività. Voglio però precisare che l’unica Federazione mossasi per conto suo è quella del calcio con un proprio protocollo“.

Prima, però, Malagò aveva specificato come sarebbe stato meglio per il calcio avere un piano alternativo visto che non esistono certezze di concludere il campionato qualora riprendesse. Suona strano, però, rimarcare che il calcio si sia mosso da solo. Certo è che se lo ha fatto senza interfacciarsi col Coni, è stato miope o poco lungimirante, ma è logico che la tempistica e le necessità della A non viaggino di pari passo con un circolo sportivo. Il calcio prof versa il 70% del gettito fiscale di tutto lo sport. Se prova ad arrivare prima in elicottero senza mettersi in coda sull’autostrada, ci sta. E alla fine ci guadagnano tutti. O no?

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