Coronavirus Lombardia, oltre 14 mila i contagi e i decessi sono stati 202 in più

Il bilancio giornaliero dell’assessore regionale Giulio Gallera: «I positivi sono arrivati a 14.649, aumentati di 1.367 rispetto a ieri; 6.171 i ricoveri, più 1.173»

In Lombardia ci sono 14.649 positivi al coronavirus e 1.420 decessi, 202 in più rispetto a ieri: lo ha detto l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, spiegando che i «dati sono un po’ scomposti, alcuni crescono molto, altri meno». I positivi sono 1.377 in più, «un dato inferiore a quello di ieri, in linea con quello degli altri giorni», mentre il dato dei ricoverati «è molto alto, sono 1.273 in più di ieri». In terapia intensiva sono ricoverate 823 persone, 66 in più rispetto a ieri», riporta l’edizione on-line del Corriere della Sera.

A Milano città i contagiati «sono 813 , ieri erano 711, gli ospedali registrano un afflusso in leggerissima crescita ma costante e assolutamente gestibile», ha aggiunto Gallera. Contando anche la provincia i casi sono 1.983, più 233 rispetto ai dati di ieri. Su una popolazione di oltre 3 milioni di abitanti, ha aggiunto, non sono dati alti. Resta una grande sofferenza dei presidi nelle zone più critiche – ha anche detto – ma la situazione è stabile, anche in leggera diminuzione, mentre in altre zone c’è crescita ma non esponenziale».

Brescia batte Bergamo nel primato, certo non lusinghiero, dei nuovi contagiati da Coronavirus in Lombardia. L’assessore al Welfare della Regione, Giulio Gallera, ha spiegato che a Bergamo i contagiati sono 3.760, ovvero 344 più di ieri, mentre a Brescia sono 2.918, con un aumento di 445 in un solo giorno. Solo 42 i nuovi casi nel Lodigiano «a conferma – ha aggiunto – che la strada intrapresa del contenimento è stata giusta». Intanto, ha aggiunto Gallera, «abbiamo acquistato e distribuito ad oggi più di 4 milioni di mascherine. Tutte le ditte ci avevano chiesto tempi anche di 15 giorni, noi i contratti li abbiamo fatti con grande tempestività. Non solo riusciremo a fornire tutto il personale medico, ma anche i medici di medicina generale e il resto di coloro che lavorano nelle Rsa, nei servizi sanitari e socio assistenziali».

Redazione

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