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Maldini-Galliani: guerra e pace Milan

Hanno condiviso tanti anni in rossonero ma domani a San Siro saranno rivali in campionato per la prima volta

Insieme fanno 66 anni di Milan. Domani alle ore 18 a San Siro andrà in scena una partita speciale, una gara che i diretti interessati, soprattutto su sponda brianzola, hanno cerchiato in rosso fin dal 24 giugno, giorno del sorteggio del calendario di Serie A. Domani si giocherà Milan-Monza, la partita di Silvio Berlusconi, ex storico patron del Milan e oggi proprietario del Monza, ma la gara metterà di fronte anche due personalità forti, coloro che hanno costruito le attuali due squadre, quella che ha vinto lo scudetto e quella che ha centrato la prima e storica promozione in Serie A: Paolo Maldini e Adriano Galliani. Scrive Tuttosport.

Ovviamente i due, insieme e con ruoli differenti, uno in campo e l’altro dietro la scrivania con il ruolo di amministratore delegato, hanno scritto pagine memorabili della storia rossonera, anche se qualcosa dopo la stagione 2008-’09, l’ultima del difensore in campo, si era incrinato. Per anni, infatti, si è parlato e ci si è chiesti come mai Maldini non fosse rientrato nel club con un ruolo nella dirigenza. E per tanto tempo si è sempre ipotizzato un rapporto non proprio idilliaco con Galliani, rumors poi diventati roventi e di fatto concreta realtà quando Barbara Berlusconi nel dicembre 2013 affiancò Galliani nel ruolo di amministratore delegato (con delega alle funzioni sociali) spingendo per una rivoluzione all’interno della società che comprendesse il ritorno di Maldini.

Non se ne fece nulla e proprio Maldini nella primavera del 2014 disse la sua senza peli sulla lingua: «Vedere tutto distrutto mi fa impazzire. Non esiste un progetto, si guarda all’oggi e non al domani. Galliani è un grandissimo dirigente, ma non è in grado di capire i giocatori. Fa tutto lui e questo non è possibile. Penso che quando ci si sente onnipotenti non si capisce che i risultati si sono ottenuti anche grazie agli altri. Ricordo che quando Leonardo mi voleva a tutti i costi per fare il direttore sportivo, Galliani disse: “E’ una figura superata”».
Come si suol dire, il tempo però guarisce le ferite e le ruggini di nove-otto anni fa sono svanite.

Galliani nel 2017 ha detto addio al Milan, Maldini nel 2018 è rientrato dalla porta principale, prima come assistente dell’amico Leonardo, poi come capo dell’area tecnica al posto del brasiliano dodici mesi dopo. E ha riportato il Milan a vincere lo scudetto dopo undici anni. Nei festeggiamenti sono stati invitati anche Berlusconi e Galliani, i fautori del titolo precedente (2010-’11, senza Maldini in campo) e il rapporto fra Paolo e Adriano è tornato alla normalità. Galliani negli ultimi anni, nonostante gli impegni con il Monza ha mantenuto il suo posto in tribuna d’onore a San Siro e domani lì si sederà per seguire una partita per lui specialissima. Proprio Galliani qualche settimana fa era tornato su quegli anni difficili: «Io ho offerto a Paolo tutte le altre posizioni che non fossero la mia – aveva spiegato l’ad del Monza -. E lui non ha accettato. Il mio posto non gliel’ho dato perché non sono così generoso e non volevo andare via dal Milan. E’ successo così, ora Maldini sta dimostrando di essere un grandissimo dirigente. Lo abbraccio ad ogni partita, affetto sincero e sono felice per lui perché Paolo è il Milan, così come la sua famiglia».

Maldini stesso, a stretto giro di posta, aveva teso la mano: «Negli anni abbiamo avuto qualche incomprensione, adesso il rapporto è fantastico. Galliani non fa mai dimenticare quello che ha fatto per il Milan, lui è milanista dentro. È un grandissimo dirigente, lunga vita a Adriano, dobbiamo tanto a lui». E adesso i due si sfideranno in un clima particolare: «Ne parlavo martedì con Paolo – ha raccontato Galliani mercoledì prima della gara di Coppa Italia vinta dal Monza a Udine -, sarà dura andare nello spogliatoio giusto. Sto facendo yoga mentale perché avrò per 90 minuti le telecamere addosso, dovrò essere refrattario a ogni emozione o almeno dovrò provarci».

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