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Gds- Debutto emozionante per il Monza. Ora c’è da lavorare

La Gazzetta dello Sport dà un consiglio a Stroppa: scelga uno zoccolo duro. Ha troppi giocatori per la Serie A

La prima volta non si scorda mai, ma sì, anche se è stata una sconfitta, anche se poche cose sono girate per il verso giusto, anche se l’attacco con Petagnone subito dentro a fianco di Caprari ha deluso. Ha gioito un buon Torino, ma i tifosi del Monza come è giusto che sia hanno cantato e festeggiato lo stesso. E hanno omaggiato anche l’indimenticato Gigi Radice con uno striscione («È la tua partita») partito dal Monza per fare poi grande il Toro. Alla fine Mota Carvalho li ha premiati con il primo gol tra i grandi all’ultimo respiro. Inutile ma che regala speranza per il futuro. Futuro che invece sembra subito tingersi di rosa per i granata, nonostante le turbolenze d’inizio stagione. Perché, come quella famosa trasmissione, ok gli acquisti sono giusti. Miranchuk bagna l’esordio con il gol. Vlasic, un tempo per lui, arriverà. E quel Radonjic è come il jolly pescato a scala quaranta: fondamentale.

Come una studentessa al ballo delle debuttanti, il Monza ha fatto i primi passi nella A con timidezza. E ha rischiato subito, salvato da un’ottima uscita sui piedi di Di Gregorio, scelto al posto di Cragno, su Sanabria. Il Toro che ha capito l’antifona ha spinto subito, Radonjic e Miranchuk hanno mostrato quello che possono fare insieme. Quando il russo ha pescato il serbo in area che ha tirato un grande diagonale, Di Gregorio si è vestito da uomo ragno per la respinta. Poi i brianzoli, con “papà” Berlusconi in tribuna a tifare con Galliani, hanno cominciato a uscire dal guscio e si sono fatti apprezzare per qualche giocata. Un 3-5-2 solido, con gli esperti Marlon, Marì e Carlos Augusto adattato a terzo di difesa, a impostare. Il pressing del Toro però non facilitava l’uscita e Petagna come suo solito tornava dietro per cercare di ripartire, con Caprari a cercare qualche imbucata che non gli riusciva. Così le occasioni, se vogliamo chiamarle così, sono arrivate solo da due sassate dell’interessante Filippo Ranocchia. L’ha fatta la qualità e la migliore organizzazione di gioco del Toro. E, soprattutto, l’infermabile Radonjic, che ci ha messo lo zampino al tramonto del primo round per il vantaggio di Miranchuk, che dopo il triangolo col serbo e Sanabria, è andato in buca con un delicato tocco d’esterno. Miglior debutto non poteva sognare.

Il russo, non ancora in condizione, è stato sostituito da Juric nell’intervallo. Al suo posto un altro debuttante in granata, Vlasic. Ma Juric sapevo che Miranchuk si sarebbe inserito subito nel suo gioco mandato a memoria. «Che problema c’è per lui, ha giocato due anni con Gasperini», che poi è il suo maestro. Stroppa invece è ancora ai lavori in corso, con una squadra piena di nuovi arrivi. Ci vorrà un po’ di tempo per giudicare la squadra. Che contro il Toro ha tentato una reazione anche coi cambi, forse troppi. Ranocchia l’avremmo lasciato in campo, per dire. Ma la squadra di Juric, solida e sempre velenosa nelle ripartenze con quel satanasso di Radonjic (Di Gregorio ha dovuto fare un altro paio di prodezze su di lui), ha rischiato poco e concesso tanti tiri da fuori, il più pericoloso di Birindelli jr., tale e quale al padre nel gioco (si farà) e solo un paio di incursioni in area. Alla fine il raddoppio è stato meritato, anche se è arrivato da una svirgolata in rinvio di Carboni appena entrato. Ricci, bravissimo in interdizione e regia, ha pescato l’angolo lontano dove Sanabria si è esibito in una rovesciata capolavoro rischiando di sfracellarsi contro il palo.

Con Gytkjaer e Mota, forse anche perché il Toro ha lasciato giocare di più, il Monza ha creato qualcosa e il gol di quest’ultimo è il premio alla perseveranza. Il Toro non era il rivale più semplice da affrontare in un debutto, il Monza come debuttante non è dispiaciuto, però l’impressione è che sia già arrivato il momento di tirare le fila, di scegliere uno zoccolo duro e lavorarci. Stroppa ha tanti giocatori, diremmo troppi, e la Serie A non aspetta. La prima volta piena di emozioni e incognita va subito archiviata.

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