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Corriere: Salernitana, tempi stretti e niente scorciatoie

Il totale disimpegno del patron della Lazio è inevitabile. Ma qual è la quota del costruttore ritenuta ok dalla Figc?

La settimana della verità? Lotito e Mezzaroma hanno rassicurato quei tifosi granata che da sempre sono stati al fianco della Salernitana in questi dieci anni in cui hanno riportato dalla Serie D alla A il club granata. Ma ora bisogna sciogliere il nodo della multiproprietà e la strada è stretta e piena d’insidia. Scrive il Corriere dello Sport.

Non per il patron capitolino, naturalmente, che ha ostentato sicurezza, confidando nella possibilità di dare quanto prima un nuovo assetto e un’altra governance alla società in maniera tale da poter disinnescare le strettoie delle Noif.

STRADA MAESTRA

La strada maestra resta quella di un disimpegno totale del presidente della Lazio e di un ruolo da socio di minoranza per il cognato comproprietario Marco Mezzaroma. Ma basterà scendere al 49% perché si verifichi «quel perentorio rispetto delle regole» che lo stesso Lotito invocava nel 2013 al momento della deroga al 16/bis? In Federcalcio non si sono persi in dilemmi sintattici e non sono andati dietro a interpretazioni più o meno autentiche, ma di parte. «Non possono esserci sotterfugi o furbizie di sorta», hanno messo in chiaro in Via Allegri. Laddove più volte il presidente Gabriele Gravina ha richiamato al rispetto delle regole.

Il che significa che se non si potrà prescindere da un’uscita di scena di Lotito, attraverso una già prospettata cessione del proprio 50% di quote a un socio o a un fondo d’investimento, potrebbe non bastare un riassetto con il costruttore capitolino socio di minoranza al 49% per cento delle azioni del club. Bisogna fare di più per rispettare quell’interpretazione più benevola dei principi regolatori che potrebbe portare a una soluzione condivisa senza passare per conflitti o contenziosi altrimenti inevitabili. «Ci auguriamo di non dover giungere a tanto», ha chiarito anche Mezzaroma.

STRETTOIA NOIF

Ma l’articolo 16/bis delle Norme Organizzative Interne della Figc non dà scampo. Anche nel caso di una lettura meno drastica del comma 2 che recita testualmente: «un soggetto ha una posizione di controllo di una società o associazione sportiva quando allo stesso, ai suoi parenti o affini entro il quarto grado sono riconducibili, anche indirettamente, la maggioranza dei voti di organi decisionali ovvero un’influenza dominante in ragione di partecipazioni qualificate o di particolari vincoli contrattuali». L’espressione «la maggioranza dei voti di organi decisionali» aprirebbe alla possibilità di un riassetto nelle regole vigenti.

ALTERNATIVA TRUST

L’alternativa rimane un “trust”, istituto del sistema giuridico di common law, sorto nell’ambito della giurisdizione di equity, che serve a regolare una molteplicità di rapporti giuridici di natura patrimoniale. Una via di fuga, insomma, per non inciampare in divieti, ma rispettando il vincolo della tutela della proprietà privata e guadagnare tempo (cessione in 3 o 5 anni). Una soluzione che Lotito e Mezzaroma, tuttavia, valuterebbero solo come ipotesi estrema per evitare, cioè, quello che ritengono “un esproprio”. Ma è il riassetto del club la soluzione al rebus. Anche se bisogna intendersi sulla ripartizione delle quote. Alla Figc non faranno passare manovre fittizie o palliativi. I comproprietari capitolini sono pronti a tutelare in tutte le sedi i loro decennali investimenti. Poi si vedrà!

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