L’attaccante: «Contro di noi tutte le squadre fanno la partita della vita». L’articolo firmato Matteo Delbue
Cambiano gli avversari, ma il ritornello è sempre lo stesso: questo Monza segna troppo poco. Lo ha ripetuto per l’ennesima volta il campo nell’1 a 1 di mercoledì con il Vicenza, ma lo evidenziano anche i freddi numeri: 9 gol realizzati in altrettante gare. In zona playoff l’unica che fa peggio è il Frosinone (8). Una media di una rete a partita, che si abbassa ulteriormente escludendo i rigori: 6 centri su azione per 0,67 gol a match. Un dato che sottolinea come il margine di errore per la difesa brianzola sia praticamente nullo: i biancorossi sono riusciti a segnare due reti solo contro Cittadella e Frosinone. E non è quindi un caso che il Monza sia la squadra con più pareggi (5) dopo il Pordenone (6).
Cinismo
In questo quadro, non si può certo dire che la squadra di Brocchi non crei le occasioni: manca però la cattiveria sotto porta e la dose di cinismo necessaria per chiudere le partite. Lo testimoniano le ultime due gare: con la Reggina ben ventuno tiri per lo striminzito 1 a 0 firmato da Mota Carvalho, mentre nel pareggio contro il Vicenza solo la zuccata di Maric è risultata vincente su dodici conclusioni. Per risalire la classifica, sarà quindi necessario che gli attaccanti di Brocchi ritrovino il vizio del gol per concretizzare la mole di gioco prodotta e lo sforzo profuso per piazzare le tende nella metà campo avversaria: le reti delle punte biancorosse messe insieme (2 a testa per Gytkjaer, Maric e Mota) non fanno quelle realizzate dal capocannoniere leccese Massimo Coda (7 centri).
Killer instinct
Con Finotto che rientrerà a fine stagione dopo la rottura del crociato, a gennaio arriverà sicuramente un volto nuovo in attacco. Ma il mercato è lontano: chi c’è ora deve segnare di più. A cominciare da Christian Gytkjaer: l’anno scorso il bomber danese, al Lech Poznan, segnava un gol ogni 114 minuti, mentre in Brianza viaggia a un centro ogni 234 minuti. Va risvegliato quel killer instinct che forse ha ritrovato nelle ultime settimane Mirko Maric: acquistato in estate per la bellezza di 5 milioni, l’attaccante croato sembra essersi messo alle spalle le difficoltà iniziali (Covid e problemi fisici) e ora vede il sereno con due gol segnati nelle ultime tre partite. E poi c’è Mota Carvalho: ha tutti i mezzi tecnici per fare una carriera importante, ma per diventare un campione deve imparare ad essere meno frettoloso e a segnare anche i gol semplici.
Il Monza finora è stato un’orchestra funzionante solo fino agli ultimi metri, dove l’acuto non dovrà più essere un caso isolato: un dettaglio decisivo per avere continuità nelle vittorie e conquistare la Serie A. E per abbattere il castello avversario, serviranno anche le reti di Kevin Prince Boateng, che per ora ha segnato solo su rigore e ieri non si è allenato, a causa di una distorsione a una caviglia che si è procurato proprio con il Vicenza.
L’ex rossonero ieri si è raccontato sui social della Lega B, partendo proprio dall’ultimo pareggio: «Non sono contento perché non abbiamo centrato i tre punti: giochiamo sempre per vincere. – ha detto Boa – La B non è facile per nessuno: non ci sono risultati scontati e contro il Monza fanno tutti la partita della vita. Maradona? Non dobbiamo pensare a cosa ha fatto per se stesso, ma a cosa ha fatto per gli altri: si è parlato tanto di lui, nel bene e nel male, ma dobbiamo ricordare come abbia influenzato le nostre vite. L’esultanza mimando la M? E’ per mio figlio Maddox: è già più forte di me alla sua età. Chi mi ha colpito di più nel Monza? Tutti i miei compagni sono fortissimi. Mi ha impressionato Colpani: ha tanta qualità, ma il calcio di oggi non aspetta e per questo deve crescere in fretta». Proprio come il Monza. Si legge su La Gazzetta dello Sport.
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