L’acquisizione del Monza da parte del fondo Beckett Layne Ventures rappresenta un chiaro segno di un fenomeno in costante crescita nel calcio italiano: l’ingresso dei fondi di investimento e delle proprietà straniere. Questa tendenza non solo ha modificato la proprietà di molte squadre, ma sta ridisegnando anche il modello economico e gestionale del calcio italiano. Ad analizzare la situazione è stato il portale Calcio & Finanza, riferimento assoluto per l’economia dello sport.
La nuova era del calcio d’élite
Nella stagione 2025/26, circa la metà delle 40 squadre che giocheranno tra Serie A e Serie B saranno sotto il controllo di fondi di investimento o di proprietà straniere. Se da un lato queste acquisizioni portano nuova linfa economica, dall’altro segnano un distacco dal tradizionale legame sentimentale che le famiglie proprietarie avevano con i club. Con l’acquisizione del Monza dai Berlusconi agli americani, la situazione appare sempre più orientata verso una gestione puramente commerciale del calcio.
Nella Serie A, dopo l’arrivo degli investitori stranieri in club come Inter, Milan, Roma, Fiorentina, Genoa e Atalanta, si contano ben 11 squadre in mano a fondi o magnati esteri. Di fatto, questi club rappresentano la maggioranza della categoria. Anche nella Serie B, il panorama è cambiato radicalmente. Oggi, ben 8 delle 20 squadre che partecipano alla cadetteria sono controllate da proprietà straniere. Tra queste spiccano squadre storiche come Cesena, Padova, Palermo, Sampdoria, Venezia e Monza. Questa tendenza è il riflesso del crescente interesse da parte di investitori internazionali per i club più piccoli, attratti dalla possibilità di acquisto a prezzi inferiori rispetto ai top club di Serie A.
I vantaggi e le sfide dell’investimento
La ragione principale di questo flusso di capitali esteri verso club di media levatura è la bassa valutazione di questi club rispetto ai grandi. La Serie B, infatti, presenta un costo molto inferiore rispetto alla Serie A, con minori incassi derivanti dai diritti TV e dagli stadi. Il Monza, ad esempio, è stato ceduto a una valutazione di circa 45 milioni di euro, un prezzo decisamente più basso rispetto alle valutazioni che vediamo per i club della massima serie.
Inoltre, per molti investitori, l’acquisto di un club di Serie B può essere un’operazione più vantaggiosa rispetto all’acquisizione di una squadra di Serie A, vista la possibilità di promozione e il relativo guadagno economico legato alla risalita nella massima serie. Se il club non riesce a raggiungere la promozione, i rischi sono contenuti, e in molti casi gli investitori puntano a guadagnare dalle plusvalenze derivanti dalla cessione di giocatori giovani e promettenti.
Le sfide degli investitori in Serie A
Se i club di Serie B sembrano più appetibili dal punto di vista economico, i club di Serie A comportano rischi maggiori, soprattutto per gli investitori che puntano a vincere. La necessità di competere ai vertici e vincere trofei, infatti, aumenta notevolmente i costi e le aspettative legate alla gestione del club. Qui il gioco si fa complicato, e non è raro che l’investitore si trovi costretto a compiere scelte difficili per mantenere il club ai massimi livelli, pur sapendo che la vittoria di un trofeo è tutt’altro che garantita.
Nel caso di Milan e Inter, le due squadre più blasonate italiane, i fondi che le controllano (RedBird e Oaktree rispettivamente) dovranno fare i conti con le alte aspettative di tifosi e sponsor. Per questo, le due proprietà sono fortemente interessate al nuovo impianto di San Siro, sperando che possa portare benefici economici significativi. Tuttavia, gli ostacoli politici e amministrativi legati alla costruzione del nuovo stadio pongono sfide non da poco.
Seguici su
Aggiungi forzamonza.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.


