Il vero Monza sta prendendo forma. Dopo mesi passati a oliare gli ingranaggi, tra tentativi falliti di messa in moto e brevi tragitti a singhiozzo, il motore della macchina di mister Paolo Bianco gira regolarmente. Tra il secondo tempo contro il Catanzaro e la partita vista a Frosinone, si può dire che la fisionomia del vero Monza si inizia a vedere con chiarezza.
Le catene laterali ora funzionano, con gli assi Carboni-Azzi e Izzo-Birindelli che hanno mostrato un’intesa in crescita. I terzi della difesa stanno acquisendo fiducia e stanno iniziando ad avventurarsi anche più avanti, nello spirito della “scuola gasperiniana”, ma sono soprattutto i quinti a centrocampo a fare la differenza, con cross e accentramenti pericolosi decisamente più incisivi di prima.
Contro il Frosinone inoltre si è vista la grande potenzialità della trequarti biancorossa, vero anello debole fin qui del gioco di Bianco. Il mister infatti vuole un’interpretazione molto dinamica dei due dietro alla prima punta, che Keita ha saputo interpretare alla perfezione allo Stirpe. Pressing alto, aiuto ai mediani e incursioni senza palla da mezzala offensiva per sfruttare il lavoro dei quinti. Una lettura molto diversa dal classico 10 alla Caprari o alla Colpani, tendenti invece a giocare poco senza palla. Non è un caso che siano proprio loro i più in difficoltà al momento, proprio perché avulsi a questo tipo di istruzioni.
Ecco quindi che si arriva a ciò che serve per lo step definitivo: serve di più dai singoli. Se giocatori come Izzo, Carboni, Pessina e Keita si sono allineati alle idee di Bianco, manca ancora qualcosa dai vari Colpani, Caprari e Dany Mota, tre dei giocatori più qualitativi della rosa. Il 3-4-2-1 di Bianco non è un 3-4-fantasia, ma là davanti richiede compiti specifici che non possono essere negoziati. Prima i ragazzi lo capiscono, prima arriveranno i gol e le prestazioni. Keita l’ha capito, ed è stato premiato.



Calma ragazzi calma