Balotelli: “Potevo essere più continuo, ma sono felice della mia carriera”

L’attaccante parla del suo rapporto con la fama, dei rimpianti in carriera, dei media e del legame con Raiola. Nessun riferimento al presente al Genoa.

Mario Balotelli torna a parlare di sé, del suo percorso e delle sue riflessioni personali, in un’intervista rilasciata a Outpump. A 34 anni – ne compirà 35 in agosto – il calciatore vive un momento opaco al Genoa, lontano dai riflettori e senza spazio in campo, ma senza polemiche pubbliche. L’ex attaccante del Monza ha ripercorso alcuni capitoli salienti della sua carriera, concentrandosi sul passato e sul proprio impatto culturale, senza accennare alla sua attuale situazione sportiva.

“Mi sono reso conto solo recentemente dell’impatto culturale che ho avuto” ha spiegato Balotelli, aggiungendo di condurre oggi una vita molto riservata. “Lo star system non mi ha mai affascinato. Ho sempre preferito stare con i miei amici di infanzia”.

Sul piano sportivo, Balotelli ha ammesso di non aver espresso tutto il proprio potenziale: “Avrei potuto essere più continuo, in certi momenti potevo fare di più. Ma sono felice per ciò che ho fatto”, ha affermato. L’attaccante ha ricordato con affetto alcune tappe della sua carriera, come l’Inter, il primo Milan, l’esperienza al Nizza e in Turchia, sottolineando di essersi sentito a suo agio in quasi tutti i contesti calcistici.

Uno dei temi più sentiti è stato il rapporto con i media e i tifosi, in particolare nel confronto tra Italia e estero. “Ho avuto la sensazione di essere più celebrato fuori dal mio Paese. In Inghilterra, anche i tifosi rivali avevano rispetto”, ha raccontato, citando il celebre derby di Manchester del 6-1 nel 2011 come esempio di quel clima.

Poi, una critica al sistema calcistico e alle dinamiche comunicative: “In alcune situazioni sono stato trasformato in capro espiatorio. Non è colpa dei giornalisti, ma di figure del calcio che non si assumevano responsabilità. Tante critiche erano giuste, altre totalmente infondate. Balotelli ha anche distinto chiaramente le critiche tecniche da quelle a sfondo razzista, specificando: “Le critiche no, ma gli insulti sì: quelli erano razzisti”.

Toccante il passaggio sul suo storico procuratore, Mino Raiola, scomparso tre anni fa il 30 aprile. “Non lo vedevo più come un agente, era come uno di famiglia. Aveva una testa geniale, parlavi con lui di tutto: business, psicologia, futuro”, ha ricordato con emozione. “Il momento in cui mi sono sentito davvero forte? Quando ho visto mia madre piangere allo stadio, dopo la mia doppietta contro la Germania. Lei non veniva mai, non le interessava il calcio. Quello fu il momento in cui capii di aver fatto qualcosa di grande”.

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10 mesi fa

Ma vai a cagare

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10 mesi fa

No

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10 mesi fa

Pio giocare Petagna non può giocare lui

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10 mesi fa

Meglio di ciula Gandula sicuramente 😅😅

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10 mesi fa

Ma Vergognatevi…a.scrivere ste bilottate

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