Fenomeno Colpani: “A sette anni era già un marziano rispetto agli altri”

Alle origini del talento che sta trascinando il Monza a suon di gol

Alle origini del fenomeno Andrea Colpani ci arrivi facilmente. Perché tutto ciò che lo circonda è semplice, puro, genuino, immediato. Ed è l’ambiente che l’ha portato fino alla Nazionale, conquistata né troppo presto né troppo tardi. A 24 anni, nel pieno della maturità. Calcistica. Scrive Tuttosport.

Perché maturo “El Flaco” lo è sempre stato. Da bambino ti guardava con quello sguardo vispo e dolce, sotto quella zazzera di capelli biondi e con quel sorriso che chiedeva solo di poter correre dietro a un pallone, la sua passione. Alex Berrini, ex giocatore nella Primavera del Brescia e in squadre di C e Dilettanti, attualmente collaboratore tecnico dell’allenatore Lorenzo D’Anna (l’anno scorso erano in C al Trento), è stato il primo allenatore di Colpani quando era ancora un bambino: «A 7 anni era giù un… marziano rispetto agli altri. Nelle partitelle mi chiedeva se poteva fare dei gol da calcio d’angolo perché ci riusciva naturalmente e io gli dicevo: sì, ma non troppi. Era un bambino fantastico, che pensava prima di tutto alla squadra e ai compagni di squadra. Scartava tutti e faceva far gol a porta vuota a quelli che altrimenti non avrebbero segnato».

Berrini all’epoca ancora giocava, nella prima squadra del San Zeno (in Promozione), e ricorda l’enorme passione per il pallone di Colpani: «Andrea era sempre al campo a vedere le partite e chiedeva di fare qualche palleggio con noi giocatori grandi. Nel giardino di casa sua c’era una porta e quando passavo di lì lo vedevo che calciava. È rimasto quello che era da piccolo: una persona molto semplice, grazie a una famiglia spettacolare, papà e mamma sono importantissimi nel trasmettergli valori importanti, togliendolo dalla ribalta negli ultimi anni in cui cominciava ad imporsi. Già da piccolo era mancino e se si faceva male uno della squadra si preoccupava e mi chiedeva come avremmo fatto, come se il più forte non fosse lui, ma gli altri. Suo zio Paolo Bravo all’epoca giocava nel Rimini con Ricchiuti, il mio idolo: Andrea mi fece avere la maglia, adesso mi piacerebbe avere la sua».

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