Le tre M del mondo di Silvio Berlusconi non sono mai state una novità
Hanno scandito la fama e la scalata dell’imprenditore che raccomandava ai suoi collaboratori di “parlare come se avessero avuto il sole in tasca”. Le tre M sono state, nelle diverse stagioni, Mediaset, Mondadori e Mediolanum. Scrive il Corriere dello Sport.
A metà degli anni ottanta aggiunse la quarta salvando dal fallimento dell’era Farina il glorioso Milan. Ne rilanciò immagine e bacheca fino a collezionare in 31 anni di presidenza un record di trofei, 29 addirittura dopo la Supercoppa d’Italia vinta a Doha contro la Juve di Allegri grazie al rigore parato da Donnarumma. Da oggi quella emme può essere sostituita dal Monza salito in serie A al termine di una rincorsa lunga molti anni, oltre quaranta, scandita da malinconiche sconfitte, tipo quella antica subita a Bologna con il Pescara di Antonio Valentin Angelillo negli anni settanta e quella più recente della passata stagione con il Cittadella nella fase preliminare dei play-off di serie B.
Al suo fianco, oltre al fratello Paolo, presidente del club brianzolo, c’è sempre stato ieri come oggi Adriano Galliani, deputato a occuparsi delle aziende di calcio per via dell’esperienza maturata in gioventù proprio nel vecchio stadio “Sada” di Monza ormai dismesso e sostituito dal nuovo “U Power” rimesso a nuovo dalla Fininvest con investimenti riservati anche al centro sportivo per allenamenti chiamato Monzello, ereditato in condizioni disdicevoli e restituito adesso a un piccolo gioiello di efficienza e di pulizia. Ceduto il Milan, irresistibile è risultata la nostalgia per l’adrenalina calcistica, di qui la decisione qualche anno fa di cogliere al volo la decisione della famiglia Colombo di cedere il Monza appena salito in serie C.
Da allora è cominciato l’inseguimento plasticamente rappresentato da una delle tante frasi distribuite da Silvio Berlusconi. «Il sogno è quello di riuscire a giocare il derby con il Milan a San Siro» raccontò ai media e ai tifosi che da quei giorni han ripreso a coltivare l’ambizione mai più dichiarata negli anni difficili e tormentati. Come ai tempi del Milan, così con il Monza, Silvio Berlusconi ha svolto il ruolo oltre che di generoso finanziatore anche di grande motivatore, parlando ripetutamente alla squadra e al tecnico Giovanni Stroppa negli snodi più complicati e delicati della stagione predicando sempre l’ottimismo che è stato poi il marchio di fabbrica della sua avventura imprenditoriale e calcistica. Proprio come accadde nel ’94, alla vigilia della finale di Champions League ad Atene, quando da presidente del consiglio incaricato piombò a Milanello e spiegò ai protagonisti dell’epoca che «chi crede veramente, alla fine, può diventare anche re», frase attribuita al repertorio di Giacomo Casanova.
Quella notte ad Atene il Milan divenne re d’Europa grazie a uno spettacolare 4 a 0 sul Barcellona di Guardiola e Cruyff votato dal popolo milanista come “la partita del secolo”.


