Biancorossi vittoriosi contro l’Ascoli. Un 2-0 casalingo che non lascia spazio ad interpretazioni
C’è chi merita, chi si rammarica. Condizione, la seconda, che più l’allontani più te la ritrovi addosso. Come una scure, che l’Ascoli nemmeno a Monza riesce a levarsi di torno. Profondo rosso anche all’U-Power Stadium: 2-0 per i brianzoli, nessuna possibilità di replica. Lo scrive il Corriere dello Sport.
L’allievo Brocchi supera il maestro Rossi, suo tecnico ai tempi della Lazio. Picchio ancora penultimo, davanti solo all’Entella che di punti ne ha solo 5. Il Monza vince d’autorità: un gol per tempo, nessun rischio, in mezzo pure il lusso di sbagliare più volte il tris. L’Ascoli è un complesso di buone premesse senza seguito: bene l’approccio, apprezzabile l’attitudine a cercare il fraseggio in verticale. Ma è troppo poco: la manovra è timida, si spegne quando dovrebbe accendersi. E dietro qualcosa va rivisto: persa palla, l’Ascoli balla.
Lo intuisce presto il Monza: Brocchi educa i suoi a una partita intelligente, essenziale. Lascia l’iniziativa, prende campo a graffia di rimessa. Marchigiani volitivi in avvio: ci prova Gerbo dal limite, deviato in corner; s’innesca il mancino di Bajic, Di Gregorio s’oppone. Poi l’Ascoli va in dissolvenza, si perde nei suoi mali. E il Monza infilza il coltello nella piaga: 34’ minuto, assolo di Mota Carvalho, appoggio su Boateng, piattone preciso per l’imbucata di Carlos Augusto.
Botta mancina secca: Leali, in precedenza plastico su incornata di Gytkjaer, non può nulla. La ripresa è identica alla prima frazione. L’Ascoli alza la testa e il baricentro, tesse la sua trama. Ma i pericoli per Di Gregorio vengono solo dalla distanza. Il Monza capisce che è il momento di chiuderla. Falliscono il bis sia Mota che D’Errico. A chiuderla è l’ex Frattesi, che non esulta: piattone mancino su assist di Mota. Un rigore in movimento, impossibile sbagliare. Per l’Ascoli è già notte.


