Aureli: “Il Monza non si accontenterà di arrivare in A. Lavorare con Galliani è come fare un master”

Il direttore commerciale del Monza ha rilasciato una bella intervista a Laquilablog

Quando due anni fa arrivò a Monza, Fabio Aureli, ex dg dell’Aquila Calcio, disse che “sarebbero arrivate grandi cose”. Così è stato. La squadra in serie B dopo 19 anni e la sua riconferma a direttore commerciale fortemente sostenuta dall’amministratore delegato Adriano Galliani.

Un lockdown però, Fabio, non lo avrebbe mai immaginato.

“Un periodo difficile soprattutto per la Lombardia – racconta a Laquilablog. Mi sono chiuso in casa con la mia compagna, lavorando tra smart working e videochiamate, uscivo solo per fare la spesa. A differenza di altri non ho imparato a fare la pizza, ma in cucina ho dato il meglio. Seguivo le notizie sui media con grande apprensione,  il pensiero fisso sempre alla mia famiglia. Ho pregato, ho avuto paura, sono stati momenti difficili. La nostra Società, però, ci è stata vicina senza farci mancare nulla”.

Una squadra, quella del Monza, che fino al blocco del campionato aveva maturato 16 punti di vantaggio sulla seconda in classifica,  poi il Covid ha stravolto il percorso tracciato.

“Alla fine – racconta Fabio -, ci è stato comunque riconosciuto il principio cardine su cui si fonda lo sport, ovvero, il merito. Oggi le ambizioni del club, sono molto alte e commisurate all’importanza della società, che certo non si accontenta di arrivare “semplicemente” in serie A.

Quando, nel corso della conferenza stampa post promozione nella sala del Comune di Monza, l’Ad Galliani ha speso parole per me, ho pensato ai miei sforzi e alle persone straordinarie che mi hanno dato questa possibilità. Con loro c’è solo da imparare ed io cerco di imparare da ogni singolo gesto e parola. C’è affiatamento e sintonia, in ogni ambito ci sono persone che non cambierei con nessun altro professionista al mondo”.

Quando gli chiediamo di Berlusconi e Galliani, ci racconta della grande energia di entrambi. “Del primo, mi ha colpito la visione delle cose. Una volta ero stato invitato insieme ai miei colleghi in una delle sue residenze, Villa Gernetto, e mentre ci faceva da Cicerone, mostrando le varie stanze di questa meravigliosa struttura, ho notato che su alcuni tavoli ci fossero dei libri su L’Aquila, non potevo non notarli. L’ho ringraziato perché ho sentito ancora la vicinanza alla nostra terra, mi ha regalato uno di questi libri che custodisco gelosamente. Galliani, invece, nonostante io sia juventino, è sempre stato il mio modello perfetto di dirigente sportivo. Ora che lo “vivo” da vicino capisco i motivi del suo successo. È sempre presente, è un grande tifoso nonostante gli impegni in Senato; lavorare accanto a lui è come fare un altro Master. Lavoro molto ma quando posso torno volentieri all’Aquila ad abbracciare la mia famiglia. Il tempo non mi basta per rivedere tutti, ma il mio cuore è lì”.

Redazione

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