Galliani: “Il calcio impari dalla storia per salvarsi e aiutare l’Italia”

L’ad del Monza: “Nel 2003 uscimmo dalla crisi senza liti, collaborando col governo Berlusconi e il Coni”

Intervistato da  Il Giornale, l’ad del Monza Adriano Galliani ha parlato anche del campionato di serie C:

Allora Adriano Galliani, il calcio ha voglia di ricominciare 

“Piano, non è ancora sicuro: ci sarà bisogno del parere della comunità scientifica e dell’ok del Governo e comunque stiamo parlando di riprendere gli allenamenti, a porte chiuse, il 4 maggio. Sono d’accordo sulla scelta di riprendere il calcio in modalità scaglionata. Mi sono letto e studiato il protocollo varato dalla commissione medico-scientifica della federcalcio: è molto costoso, inaccessibile per i club di serie B e Lega Pro. E’ giusto quindi che parta per prima la Serie A”.

Nel frattempo si continua a litigare: Malagò contro Gravina, Dal Pino contro Malagò. Non è uno spettacolo incoraggiante…

“Sul punto, che mi sta a cuore, vorrei citare un precedente virtuoso che dovrebbe fare da insegnamento a questa gravissima emergenza. Nell’estate del 2003 il calcio italiano ha vissuto un periodo molto complicato, non paragonabile certo alle dimensioni del coronavirus, rappresentato dai ricorsi al Tar del Catania di Gaucci. Bene: in quella circostanza ci fu una collaborazione stretta tra il Governo rappresentato da Silvio Berlusconi e Gianni Letta, il presidente del Coni Gianni Petrucci, il presidente della Federcalcio Franco Carraro e il sottoscritto, presidente di Lega. Insieme gestimmo il caso ed adottammo un provvedimento salva-calcio. Questa deve essere la filiera decisionale, all’interno della quale si può anche discutere, ma non attraverso i giornali. Perciò oggi come ieri auspico che alla fine di questo tormentato periodo ci sia una condivisione totale delle scale finali”.

Circola anche l’idea di concentrare le partite nelle regioni del centro-sud a minor tasso di contagio: quando sarà possibile riprendere col calcio giocato?

“La prima data utile sarebbe quella del mese di giugno, a porte chiuse, naturalmente, poiché molti esperti pronosticano in quelle settimane il periodo nel quale il virus sarà meno aggressivo. Se così non fosse, dovremo spostare le lancette degli orologi più in là perché giocare e concludere i campionati è infinitamente meglio che non giocare più. Questo è il mio mantra”.

Redazione

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