Palladino, sei sconfitte e tre pareggi: un finale di stagione amaro

Mancano pochi giorni prima di sapere se Palladino proseguirà o no la sua esperienza sulla panchina biancorossa

Tre punti in nove partite, 42 nelle restanti ventinove. Un fine stagione, quello del Monza, che ha portato diversi interrogativi e induce a un paradosso: che succede se Palladino resta?

Il percorso dei biancorossi infatti è stato fin dall’inizio condizionato dalle cessioni di Rovella Sensi e Carlos. I sostituti, Gagliardini e Kyriakopoulos in particolare, hanno dovuto prendere le misure prima di riuscire a porre in essere una soglia minima di garanzia nelle prestazioni in campo.

Raffaele Palladino, in questo, ha meriti enormi. Dal cilindro ha tirato fuori Akprò e soprattutto Bondò che proprio nella partita d’andata all’UPower Stadium contro il Torino fece il suo esordio dal 1′ stupendo Juric che si complimentò per l’intuizione dell’allenatore napoletano.

Durante la stagione Palladino ha dato spazio a Vignato, che ad inizio campionato ha mostrato qualità eccelse, riuscendo a compensare le consuete difficoltà realizzative, insieme a Colombo, altra scommessa del duo Galliani Palladino. Poco oltre la metà della stagione la squadra soffriva ancora terribilmente là davanti. Alla 24ma di campionato, il Monza aveva segnato in tutto 21 gol riuscendo con quel numero striminzito a tenersi lontano dal pericolo retrocessione.

L’amore per il Monza, suggellato anche da un libro dal titolo evocativo “Le memorie di Adriano”, ha indotto il suo numero uno a fare una campagna invernale di assoluto valore: davanti è arrivato Djuric, sulle fasce a Palladino sono stati regalati Maldini e Zerbin. La squadra ha cominciato a segnare di più e arrivare ai 40 punti è stato relativamente semplice, considerando comunque tutte le incognite e le difficoltà di un campionato come quello italiano. Con la vittoria contro il Cagliari con gol di Maldini su punizione, la stagione si è praticamente conclusa.

E qui si apre invece una considerazione di natura diversa. A fronte di un tecnico che ha saputo portare la squadra a giocare un calcio di fattura notevole (due su tutte: A Salerno e a Genova con sei punti su sei e il fantastico gol di Mota alla Silvio Piola) è lo stesso Palladino in conferenza stampa, post Cagliari, a dichiarare di “non avere più obiettivi e di considerare il Monza una mina vagante del campionato”.

In questa affermazione c’è quel margine di miglioramento che ancora deve affrontare l’attuale tecnico biancorosso. La squadra infatti ha avuto alti e bassi e pur facendo prestazioni anche notevoli di lì in poi, a Torino contro il Toro, per esempio, o in casa con Lazio e Napoli e Atalanta cui il palo ha negato il pareggio all’ultimo secondo. Ha però mollato gli ormeggi contro Frosinone e Juve.

In questo, ha inciso anche l’incertezza nel trasferire ai giocatori quella ferocia agonistica, ‘la garra’, nell’ultima parte di stagione per andare a fare prestazioni più determinate e cattive.

 

L’ultima partita contro la Juve, è un esempio perfetto. Dopo l’occasione sciupata nei primi minuti, il Monza subisce due gol e scompare dal campo. Nella ripresa c’è un accenno di reazione grazie anche all’inserimento di Zerbin e di Djuric lasciati in panchina, e con un Pereyra nei primi 45′ a sinistra assolutamente inadatto, ultimo rimedio dopo le pessime prestazioni di Kyriakopoulos, e l’infortunio di Andrea Carboni e di Ciurria anche lui fuori da tempo. Il Monza nel secondo tempo crea comunque un paio di occasioni pericolose – del resto ha gli uomini per farlo – ma di fatto non punge come potrebbe.

Tre punti in nove partite sono una media da retrocessione e il pubblico, almeno contro Frosinone e Juve, si meritava di più. Il punto però è un altro. Palladino pare essere conteso dalla Fiorentina, mentre sembrerebbe essere scemato l’interesse del Napoli e del Torino. Se alla Viola arrivasse Aquilani, Palladino potrebbe restare senza panchina in Italia, e magari migrare in Portogallo, sponda Benfica. Vorrebbe dire Champions League.

Se invece restasse a Monza? Il vero quesito è questo. La squadra avrebbe ancora gli stimoli giusti con lui in panchina? E Palladino, dopo aver fatto capire di gradire una società che investa sul futuro, condizione cui Galliani non può ancora spendersi fino a quando non saranno chiariti gli assetti societari, rischia di trovarsi a sua volta privo di questa fondamentale forza mentale con cui motivare i suoi giocatori.

Dionisi pare sia pronto a subentrare a Palladino ma piace anche molto Baroni, l’uomo delle salvezza nelle tempeste e che a Monza invece troverebbe una signora squadra ed un clima tranquillo.

Il futuro è lasciato ad incroci magici e irrazionali, ma anche al potente lògos di Galliani. Il Condor sa guardare lontano.

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Franco
Franco
1 anno fa

Media da retrocessione che deve fare riflettere per il futuro. Raggiunta la salvezza gioco deludente e mancanza di rispetto per noi abbonati. Due mesi fa Palladino aveva dichiarato , adesso c’è la giocheremo con tutti😂 Lo voglio vedere a Firenze…

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