I due pareggi di fila non avevano destato particolari preoccupazioni, anche perché al netto dei blackout che avevano causato i gol subiti il Monza sul piano del gioco aveva fatto il suo. Tipiche gare decise da episodi, con i biancorossi che potevano guardare comunque alla gara con il Venezia senza particolari cattivi pensieri. Al Penzo però la gara è stata un disastro anche sul piano del gioco e adesso le campanelline d’allarme sono diventate sirene.
In difficoltà
Intanto partiamo da un dato, il più “scandaloso”, passateci il termine, per una squadra con l’attacco più blasonato della categoria: un solo tiro nello specchio della porta in tutta la partita. Il Monza ha faticato a costruire gioco e a portare il pallone nell’area avversaria, vuoi per l’assenza pesantissima di Pessina, il vero cervello della squadra, vuoi anche per la bravura del Venezia nel tamponare le corsie laterali. Ma se i trequartisti non prendono l’iniziativa, se non si forza un po’ la giocata, il risultato è che il centravanti è uno spettatore non pagante.
Gli errori
Ovviamente la prestazione di Carboni è stata bersaglio di critiche, con i due errori che in 5 minuti hanno fatto precipitare la partita. Sicuramente hanno determinato il risultato, ma la sensazione è che comunque era solo questione di tempo prima che il Venezia trovasse la via del gol, a prescindere dal difensore biancorosso. Tra l’altro Carboni ha sbagliato solo quelle due cose in tutta la gara, così come la difesa non ha fatto particolari errori e anzi è forse il reparto che in 90 minuti ha giocato meglio.
Il problema vero è che non erano ben protetti, costretti a giocare con un baricentro bassissimo e tanti avversari a ridosso dell’area di rigore. Il Venezia ha avuto gioco troppo facile nello stare alto. Inoltre, poco movimento senza palla in fase di transizione, trequartisti che si limitavano all’appoggio sicuro senza rischiare e troppe palle perse, hanno contribuito a una fase offensiva sterile.
Bilancio
Il Monza esce dal Penzo con diversi dubbi. Quella mentalità da Serie B è di nuovo svanita e si è tornati a quelle prestazioni supponenti di inizio stagione. I biancorossi hanno svestito i panni dei “muratori” e sono tornati “ingegneri”, per usare una metafora di mister Bianco. In quattro gare il Monza è passato dall’esaltazione, a un rallentamento, fino a una brusca frenata. Per crescere, ma soprattutto per stare là davanti, bisogna evitare di dover prendere schiaffi per ricordarsi che lavoro c’è da fare.



Ineccepibile