Un Monza capolista, reduce da 6 vittorie consecutive e padrone del proprio destino, porta inevitabilmente al centro della scena Paolo Bianco, protagonista di un percorso importante. In un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport, il tecnico ha ripercorso la crescita del gruppo e il suo personale cammino, mettendo al centro mentalità, responsabilità e capacità di non accontentarsi.
Il lavoro paga
Il Monza, reduce da un’estate complicata per l’avvicendamento societario e una sessione di mercato che ha richiesto scelte delicate, ha trovato una sua identità stabile grazie alla disponibilità dei giocatori e a un ambiente che ha creduto nell’allenatore sin dal primo giorno. Bianco non nasconde come la risposta della squadra abbia accelerato la trasformazione del gruppo in un collettivo competitivo, spiegando che la differenza la fanno sempre i calciatori, “dalla loro voglia di seguirti”.
Uno degli esempi citati dal tecnico riguarda Keita Baldé, con cui ha affrontato un percorso di confronto diretto. “Non ero soddisfatto del suo approccio negli allenamenti”, ha raccontato, sottolineando però come la svolta sia arrivata grazie all’impegno dell’attaccante, più che a un cambiamento del proprio metodo. “Ho fatto ciò che andava fatto come persona, prima ancora che come allenatore”, ha precisato Bianco, rivendicando una leadership fondata su coerenza e rapporti umani.
Il lavoro più profondo, però, Bianco dice di averlo svolto su se stesso nei dieci mesi di pausa tra Modena e Frosinone: un periodo di introspezione che gli ha permesso di ritrovare equilibrio, anche grazie al sostegno della moglie Marzia, illustratrice e archeologa. “Molti hanno un mental coach, io ho mia moglie”, ha raccontato.
Il club
Sul fronte societario, Bianco parla di un clima collaborativo costruito sia con la precedente gestione sia con l’attuale. “Sono stato scelto due volte: prima da Galliani, Bianchessi e Floccari, poi da Baldissoni, Burdisso e Vallone. Il feeling non è mai mancato, nemmeno quando arrivavano le sconfitte”, ha ricordato. Una continuità dirigenziale che ha permesso al Monza di attraversare le difficoltà senza incrinature interne.
La qualità tecnica della rosa, secondo Bianco, resta uno dei punti di forza più evidenti, ma tutto ruota attorno alla capacità di mantenere la tensione competitiva: “La squadra non deve accontentarsi. Il difficile è rimanere sempre al livello più alto: basta guardare ciò che fanno campioni come Sinner o Alcaraz”. Le sei vittorie consecutive non sono per lui una coincidenza, ma il frutto di una visione concreta: “La casualità non esiste. Tutto ha un senso”.
Dal punto di vista tattico, il tecnico insiste su un concetto chiave: giocare semplice è la cosa più complessa. Ogni partita richiede una strategia diversa, ma senza mai tradire i principi che definiscono la squadra. “Se ci riusciamo, la partita dobbiamo comandarla”, ha ribadito.
Esperienza
Un passaggio significativo dell’intervista tocca anche la sua esperienza in Ucraina allo Shakhtar con De Zerbi, segnata da un forte coinvolgimento emotivo. L’angoscia del viaggio verso Leopoli e il legame con un Paese colpito dalla guerra rappresentano per Bianco un capitolo di vita non ancora chiuso, tanto da confessare la volontà di tornare un giorno in quelle terre. “Quando ero al Modena mi avevano chiamato per guidare lo Shakhtar da primo allenatore, l’offerta era giunta pochi giorni prima di una gara di Champions contro il Barcellona. Ho rifiutato: avevo preso un impegno con il Modena”.



Ma perché si continua a pensare alle cessioni di gennaio ? Del resto le cessioni …in estate dovevano essere 6/7/8…secondo la stampa e alla fine sono rimasti praticamente tutti …e in più sono arrivati ottimi giocatori, quindi non capisco queste continuo parlare di cessioni
Se parte PETAGNA SI RISOLVONO I PROBLEMI! ( anche MARIK secondo me può. andare via ).
Il problema è il mercato di gennaio eventuali partenze sarebbe un problema per la squadra