Con la cessione del Monza, si chiude ufficialmente una leggenda lunga quasi 40 anni, quella della famiglia Berlusconi nel calcio, iniziata nel 1986. Come ricorda SportMediaset, Silvio Berlusconi ha rivoluzionato il modo di gestire le società sportive, portando un Milan ridotto quasi sul lastrico al vertice del calcio mondiale. La sua visione imprenditoriale e la capacità di intuire talenti e allenatori sconosciuti hanno segnato un cambiamento radicale nelle logiche del pallone italiano, culminando in 29 trofei conquistati in 31 anni.
Il periodo al Milan, dal 1986 al 2017, ha visto 8 Scudetti (1987-88, 1991-92, 1992-93, 1993-94, 1995-96, 1998-99, 2003-04, 2010-11), 1 Coppa Italia (2002-03), 7 Supercoppe italiane, 5 Champions League, 5 Supercoppe UEFA, 2 Coppe Intercontinentali e 1 Coppa del Mondo per club (2007). Berlusconi ha saputo imprimere idee innovative e gestione moderna, influenzando profondamente il calcio italiano e internazionale.
Dopo la vendita del Milan nel 2017, il Presidente ha deciso di investire nel Monza, portando con Adriano Galliani la squadra in Serie A per la prima volta nella storia e riuscendo a mantenerla per tre stagioni. Anche in questo caso, la strategia ha puntato su allenatori poco conosciuti ma capaci di esprimere grandi qualità. Dopo la scomparsa del Cavaliere, Galliani ha continuato a guidare il club fino alla recente cessione ai nuovi proprietari.
Gli eredi di Silvio Berlusconi, a cominciare da Pier Silvio, non hanno mai riposto troppo interesse nel proseguire l’attività nel mondo del calcio. Secondo l’attuale patron di Fininvest, i costi esorbitanti del settore non rendono più profittevole restare nel calcio per l’azienda di famiglia, che deve far quadrare i conti in un periodo complicato e pieno di innovazioni nel settore delle telecomunicazioni, vero core business del gruppo.
In realtà, per molti anni, il calcio non è stato profittevole nemmeno per Silvio Berlusconi, soprattutto negli ultimi tempi al Milan, quando erano note le immissioni di liquidità del presidente per far fronte alle spese del club. Ma per quelli come il Cavaliere, il calcio non era questione di bilancio, ma di prestigio. Ecco perché la sua epopea sarà irripetibile.



Peccato che l’ultimo anno e mezzo di Fininvest sia stato un incubo.
Una fine ingloriosa che il Grande Silvio Immenso Magno non si meritava da parte dei suoi ingrati figli e soprattutto eredi…
più che di famiglia bisogna parlare di Silvio Berlusconi, la famiglia non sarebbe stata in grado di combinare niente, l’artefice è stato lui in campo sportivo e imprenditoriale