Date a Galliani quel che è di Galliani. L’acquisto di Daniel Maldini e la valorizzazione del gioiello sono un grande merito del Monza e non solo un demerito del Milan. La cruda analisi fatta da Daniele Adani sulla cessione a costo zero del giovane talento ai biancorossi può apparire corretta oggi, ma lascia in secondo piano la capacità della società brianzola di tirare fuori il meglio dal giocatore.
Maldini è passato sotto il naso di diversi tecnici navigati e di società non certo inesperte con gli Under, come Milan, Spezia e Empoli. Nessuno ci aveva puntato come il Monza e, diciamola tutta, in quelle precedenti esperienze lo stesso giocatore non sembrava essere materiale dal futuro azzurro. Un buon prospetto sicuramente, ma al suo arrivo in Brianza a gennaio tutto ci si sarebbe aspettato tranne che vederlo 10 mesi dopo esordire con la Nazionale maggiore.
La realtà è che al Monza il giovane fantasista ha trovato serenità e responsabilità, ha trovato una guida in Galliani e un club attrezzato al meglio per coltivare il talento. D’altra parte era successo lo stesso con Carlos Augusto, Di Gregorio e Colpani, tanto per citare le grandi plusvalenze che hanno fatto il salto. Ma anche a giocatori più esperti come Izzo, Caldirola e Pablo Marì, che a Monza sono rinati, oppure ai talenti di Bondo e Andrea Carboni che nel giro di un anno sono passati dall’essere appetibili in B a titolari inamovibili della squadra.
Il Milan ha sbagliato a cedere Maldini a zero? Sicuramente, ma fino a qualche mese fa nessuno si era stracciato le vesti. La realtà è che il Maldini conosciuto al Milan non era a questi livelli e non ci sarebbe potuto arrivare senza il lavoro al Monza. Piuttosto che puntare il dito sui rossoneri, va fatto un applauso a Galliani e all’ambiente di Monzello, che si conferma terreno fertile per la crescita dei giocatori.


