Luciano Spalletti ha parlato per 50 minuti – una rarità nella comunicazione calcistica contemporanea – dentro ai quali ha gradevolmente rivendicato le proprie esperienza e competenza (mai messa in discussione, ci mancherebbe altro), si è concesso a battute e ha soprattutto parlato di calcio senza negarsi ad alcun argomento: dagli infortuni, dalla tattica al campionato e, naturalmente, della Nazionale e delle scelte. Scrive Tuttosport.
Quelle presenti che arrivano dal passato e che portano verso il futuro perché «Bisogna che un po’ mi fidi di me stesso. Io ho fiducia in me stesso…». A cominciare dalla scelta di Daniel Maldini che evoca suggestioni romantiche ma che non rappresentano, sia chiaro, ciò che ha convinto il ct, prodigo di elogi e carico di aspettative al punto da definirlo «Il giocatore che ci manca. Ha la giocata bella incantevole e poi regge botta nei contrasti, sa metterti il naso davanti e poi diventa difficile riprenderlo.
Sa giocare benissimo con le spalle alla difesa avversaria: a volte si assenta dal gioco ma vedendolo con continuità gli ho trovato una crescita abbastanza importante. Sono convinto che stare qui possa creargli cose belle dentro in grado di creare giocate d’arte. Lo si stimolerà a essere più continuo e ci parlo volentieri perché mi sembra abbia possibilità importanti».



Daniel ha talento e sarà un campione!